Coppa Italia, nessuno snobismo: onore alle “piccole”

Coppa Italia - Alessandria

Day after, non si placano i commenti sulla due giorni che ha sovvertito diversi pronostici Coppa Italia. Una due giorni archiviata nel segno della fantascienza calcistica, quasi un omaggio alla prima di Star Wars. Oggi, qualunque sarà l’esito delle due sfide in programma, non si potrà gridare al miracolo sportivo, dal momento che le quattro squadre rimaste in lizza militano tutte nella massima serie. Alessandria, Spezia e Carpi – specialmente le prime due – ci hanno riconsegnato la pura essenza dello sport più bello del mondo, in cui la forbice tra top club e “piccole” negli ultimi 20 anni si è allargata a dismisura, soprattutto “grazie” alle vagonate di milioni di euro derivanti dalla vendita dei diritti tv. Senza andare a scomodare realtà attualissime ma ancora lontane dai nostri confini, quelle che chiamano in causa sceicchi o magnati dell’est. Vedere rotolare un pallone eccita e diverte persone di ogni età, il calcio è un contenitore di emozioni che permette di preservare quei fremiti genuini che ci hanno accompagnato sin da piccoli. E quando non uno, ma ben tre Davide battono altrettanti Golia, gettando il cuore oltre l’ostacolo, non può che essere festa grande a prescindere da tifo e colori.

Quasi doveroso spendere qualche riflessione al riguardo. Una su tutte: girovagando sul web e sui social network, tra le varie considerazioni che fanno capolino, anche elaborate da addetti ai lavori e non da semplici tifosi, ve n’è una che merita di essere smentita. Si è parlato di big che snobbano la Coppa Italia, quasi a voler sminuire le imprese confezionate dalle tre compagini summenzionate. Falso: un vecchio refrain, non più di moda oramai. Basta analizzare i tabellini dei match in questione per rendersene conto: nell’arco dei 120 minuti disputati, Genoa e Roma hanno infatti utilizzato addirittura 9 titolari. Uno in meno la Fiorentina, capitolata all’”Artemio Franchi” comunque per mano di una squadra di A, la matricola Carpi impostasi di misura al termine di una contesa che avrebbe potuto chiudersi con qualsiasi risultato: i ragazzi di Paulo Sousa sono stati anche penalizzati dalla sfortuna, oltre che dalla serata di grazia di Brkic. Insomma, chi sostiene questa tesi, magari per trovare argomentazioni ulteriori per dare addosso agli allenatori, è rimasto indietro di qualche anno, quando veramente la Tim Cup era il teatro in cui si esibivano soltanto seconde linee, comparse o poco più, con tanti giovanotti della Primavera ad infarcire le panchine. Progressivamente la Coppa nazionale ha invece recuperato appeal, per quanto il format premi eccessivamente le “grandi”, che entrano comodamente in scena soltanto a partire dagli ottavi di finale (giocando rigorosamente in casa) mentre le formazioni di categoria inferiore sgomitano dalla calda estate.

Se proprio dobbiamo scegliere l’exploit che ci ha stupito di più, anche per come è maturato contro tutti i pronostici Coppa Italia, non si può che optare per quello dell’Alessandria. L’ultima squadra dell’ex Serie C a qualificarsi per i quarti di finale era stata, nel lontanissimo 1983-84, il Bari di Bruno ‘Maciste’ Bolchi, profilo che gli appassionati di lungo corso ricorderanno certamente. Ebbene, 32 edizioni dopo, i piemontesi – affidati da fine settembre alle cure di Angelo Gregucci (subentrato in panchina all’esonerato Beppe Scienza) – hanno rinverdito quei fasti, bissando tra l’altro il prodigio di due settimane fa, quando (sempre in trasferta) avevano preso lo scalpo di un altro team superiore di due categorie, il Palermo. In tanti, dopo essere stati riagguantati al 92’ restando persino in 10 uomini per infortunio, a sostituzioni esaurite, a Marassi sarebbero crollati. Invece i grigi hanno avuto la forza di crederci fino alla fine e la zampata al 114’ di Bocalon (attuale capocannoniere del girone A di Lega Pro, che vede in testa proprio l’Alessandria) ha sigillato una notte magica, generando applausi a scena aperta anche da parte dei tifosi avversari. Se a tutto ciò aggiungiamo che nel prossimo turno i figli del “Mocca” incontreranno lo Spezia, e che dunque alle semifinali parteciperà sicuramente una squadra non di A, beh, il quadro è davvero completo. I liguri di Mimmo Di Carlo, che con Gregucci ha in comune l’essere salito sul treno in corsa, in Serie B stazionano a metà classifica. Eppure sono riusciti ad espugnare l’Olimpico alla lotteria dei rigori, disinnescando una Roma che ad agosto vantava i galloni di favorita d’obbligo per lo scudetto, prima di sprofondare in una crisi – di risultati e identità – senza fine. Primo obiettivo ufficialmente svanito per la Magica, per gli altri due sembra solo questione di tempo, almeno finché il povero Pallotta manterrà al timone Rudi Garcia e chi lo difende. Non ci stupiremmo se il presidente americano stesse preparando sottotraccia una rivoluzione, anche dirigenziale: un pubblico storicamente innamorato come quello giallorosso non deve patire certe umiliazioni. Frattanto, godiamoci queste splendide realtà nostrane, pagine di storia indelebili per i club de quo. Ipotizzare che la Coppa Italia finisca in una bacheca poco altisonante è complicato, non succede dal 1997 quando a festeggiare fu il Vicenza allenato da Francesco Guidolin con…Mimmo Di Carlo a centrocampo, ma guai a togliere meriti alle piccole che hanno steso le grandi.

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Foto: Alessandria on Facebook

Nextwin Team

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