Serie A, il punto: la Roma egiziana vola. L’Inter inguaia il Palermo, il Frosinone ora ci crede

Meno 10 all’alba, intese come giornate che mancano al termine della Serie A 2015-16. Un turno, il ventottesimo, andato in archivio dopo aver offerto parecchi spunti fondamentali in vista del rush finale. Sintetizzando in ragion di classifica: la Juventus ha mantenuto i 3 punti di vantaggio sul Napoli e gli 8 sulla Roma, che ha stravinto lo scontro diretto per il terzo posto con la Fiorentina. L’Inter alla Scala del calcio ha concesso il bis dopo quattro giorni: altri tre gol all’attivo, per la disperazione di un Palermo sempre più inguaiato e, soprattutto, incalzato dal Frosinone; mentre il Verona, cedendo in casa di schianto contro la Samp, ha svilito ulteriormente le già esigue chance di salvezza, alzando di fatto bandiera bianca.

Dopo le pillole, lo screening. La Signora ha sbancato Bergamo con il più classico dei risultati: nessuna prova di forza, un semplice compitino svolto con la concentrazione necessaria: già una notizia dopo la clamorosa – ma indolore – sbandata in Coppa Italia contro una splendida Inter. Di Barzagli e Lemina, non certo due viveur  d’area di rigore, le griffe sul successo numero 17 nelle ultime 18 gare di campionato. Il principale motivo per sorridere, in casa bianconera, è rappresentato dalla performance di Gigi Buffon, arrivato a 836 minuti di imbattibilità. Nel mirino del portierone 38enne c’è il record assoluto (929’ senza subire gol) fatto registrare nella stagione 1993-94 da Sebastiano Rossi, ai tempi numero uno del Milan degli Invincibili. Il Napoli, dal suo canto, aveva sbrigato la pratica Chievo già sabato sera, spaventandosi all’inizio per effetto del gol di Nicola Rigoni (curiosità, ieri in rete anche il fratello Luca con la maglia del Genoa) ma poi bypassando l’ostacolo veneto anche grazie alla spinta del San Paolo e al fattore Higuain, cui magari Aurelione De Laurentiis avrà consigliato una settimana di Dukan.

Solo lodi per la Roma egiziana, che ha inanellato sulla pelle della Fiorentina la settima vittoria di fila. Nella Capitale si ingrossano sempre più le file del partito del “Nun ce potevate pensà prima?” avuto riguardo all’avvicendamento in panchina tra Garcia e Spalletti. Domanda più che lecita, da girare non certo a Pallotta (che avrebbe ripreso don Luciano già durante la sosta natalizia) bensì a Sabatini. Al resto stanno pensando i faraonici El Shaarawy e Salah, nuovamente finito di traverso a tutto l’ambiente viola: due gol, un assist e per giunta gli sberleffi twitterini dell’agente poco incline alle provocazioni. A due punti dai gigliati ritroviamo l’Inter, che ha regolato il Palermo con un eloquente 3-1 sulle ali di Ivan Perisic, il croato di ghiaccio finalmente sbocciato dopo un ambientamento alla moviola (in campo, la Fifa ha finalmente detto sì). I nerazzurri sembrano avere imboccato per incanto il vialone della continuità, almeno fino a prova contraria che Mancini si auspica mai venga prodotta in giudizio. La straordinaria prestazione contro la Juve, letteralmente annichilita per 80 minuti mercoledì scorso, per la Beneamata ha rappresentato la più robusta iniezione di consapevolezza. Ieri sera Icardi e compagni non sono stati ugualmente brillanti, ma l’avversario era di quelli che consentiva anche un’andatura più tranquilla. Si è invece allontanata dalla terza piazza, l’ultima che vale la Champions, l’altra compagine meneghina, tornata ancora una volta con le pive nel sacco dal “Mapei Stadium”. Successo decisamente meritato, quella del Sassuolo lineare ed essenziale di Eusebio Di Francesco, che adesso crede davvero alla possibilità di arrivare in Europa League proprio a discapito dei rossoneri, protagonisti – loro malgrado – di un brutto passo indietro dopo i nove risultati utili consecutivi. Mihajlovic non l’ha presa bene, adesso spera di accelerare il recupero di Niang, ma il Milan a questo punto dell’annata ha il dovere di andare oltre le assenze.

Torino e Lazio si sono divise la posta in palio nel lunch match domenicale, un pareggio che lascia l’amaro in bocca ai granata per quanto fatto vedere sul rettangolo verde, specie nel primo tempo, ma anche per la classifica che non mette ancora al riparo la banda Ventura da ogni rischio. Buona la reazione d’orgoglio dei biancocelesti, che nulla hanno più da chiedere al campionato e sono proiettati esclusivamente sul fronte europeo. Appassionante come sempre la lotta per non retrocedere: del Verona fanalino di coda abbiamo già parlato nell’incipit, va semplicemente messa in risalto l’altra faccia della medaglia in relazione alla sfida del Bentegodi: Montella, dopo i mille balbettii, sta riuscendo a tirare la Sampdoria fuori dal guado: merito degli elementi con più personalità, Soriano, Cassano e Quagliarella in primis, bravi a prendere per mano la squadra nel momento del bisogno. Appaiati ai blucerchiati ci sono sempre i cugini genoani, cui è bastata la zampata del già citato Rigoni per avere ragione di un Empoli a secco di vittorie da ben 9 giornate. Addirittura 13, invece, i turni di astinenza dell’Atalanta, risucchiata a pienissimo titolo nelle sabbie mobili dopo il ko con la capolista. A quota 30, unitamente agli orobici di Reja, troviamo l’Udinese guidata proprio dall’ex condottiero della Dea, Stefano Colantuono, ossia l’allenatore che patron Pozzo non esonera sol perché ormai “in giro di meglio non è rimasto nessuno”. Sconfortante la prova dei friulani al Matusa, al cospetto di un Frosinone che, viceversa, adesso ‘vede’ finalmente la salvezza: il quartultimo posto, occupato dall’inguaiatissimo Palermo di Zamparini (sì, il genitivo compete solo al presidentissimo dalle scellerate scelte) è soltanto a una lunghezza e i rosanero devono ancora recarsi in Ciociaria. Discorso non valido per il volenteroso Carpi, che continua strenuamente a pareggiare senza mai piazzare un colpo di reni. Le statistiche dicono che anche contro il Bologna, nel derby della via Emilia, la matricola biancorossa ha badato soprattutto a non prenderle: qualcuno spieghi a Castori che da circa un ventennio la vittoria vale 3 punti.

 

@JodyColletti 

 

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