Serie A, il punto: occhio Napoli, la Juve se ne va. La Roma aggancia il 3° posto

Prima di andare a vedere cosa è accaduto sui campi che hanno ospitato le gare della 27ª giornata di Serie A, diamo un’occhiata alla nuova situazione di classifica: Juventus 61 punti; Napoli 58; Roma e Fiorentina 53; Inter 48; Milan 47; Sassuolo 41; Lazio 37; Bologna 35; Empoli e Chievo 34; Torino 32; Atalanta e Udinese 30; Genoa e Sampdoria 28; Palermo 27; Frosinone 23; Carpi 21; Verona 18.

Il Napoli non sa più vincere, frase ad effetto iper inflazionata ma che effettivamente si attaglia al momento vissuto dai partenopei. Con il pareggio per 1-1 dell’Artemio Franchi nell’attesissimo monday night, son salite a cinque – tra campionato e coppa – le partite concluse consecutivamente dagli azzurri senza fare bottino pieno. La sfida tra le due deluse di Europa League, entrambe eliminate giovedì scorso, è stata densa di emozioni fino alla fine, per quanto le due reti siano stati realizzate nel volgere di un giro di lancette entro il 7’ del primo tempo. Al tirar delle somme, però, il risultato non soddisfa alcuna delle contendenti. La banda Sarri, che può parzialmente sorridere per il ritorno al gol del Pipita Higuain, vede volare via la Juventus a più 3, mentre la Fiorentina è stata agganciata al terzo posto dalla Roma. E fra soli tre giorni, in quel dell’Olimpico, andrà in scena proprio lo scontro diretto tra le due temporanee inquiline dell’ultima posizione utile a prendere il treno Champions, passando dal preliminare. Nell’altro posticipo del lunedì, il Sassuolo ha superato fuori casa la Lazio per effetto delle segnature di Berardi e Defrel. I biancocelesti, pur non offrendo una brutta prestazione, si sono confermati double face: brillanti in Europa (unici nostri rappresentanti negli ottavi della ex Coppa Uefa), troppo altalenanti all’interno dei confini nazionali. Un mistero però resta irrisolto: perché Pioli si ostina a schierare Mauricio? Ieri il disastroso difensore centrale brasiliano ha collezionato la sua 26ª presenza stagionale dal 1’, facendo ancora una volta la differenza in negativo.

Venendo adesso all’altro big match del ventisettesimo turno, la Juventus ha quindi ripreso la marcia, dopo il pareggio di Bologna che era giunto dopo le famose 15 vittorie di fila, facendo suo il derby d’Italia allo Stadium. Un successo nel segno di Leonardo Bonucci, sempre più leader e uomo simbolo della Signora al di là dell’incoronazione mediatica firmata Guardiola, che con il suo Bayern Monaco cinque giorni prima aveva elargito gratuitamente un’ora di lezione di calcio ai ragazzi di Allegri, poi capaci di colmare con grinta e cuore – fino al raggiungimento del pareggio – l’evidente gap qualitativo con i bavaresi. L’Inter attuale si è dimostrata ben poca cosa: al di là del recente ruolino (con appena 9 punti raggranellati in altrettante gare), a far scattare l’allarme rosso in casa nerazzurra è stata la sconfortante assenza di personalità, certificata a fine partita dalle pesantissime parole di Piero Ausilio e Javier Zanetti che, tra le righe, hanno di fatto aperto il processo interno a Roberto Mancini, reo non soltanto di non aver dato un’ impronta degna di tal nome alla squadra ma, soprattutto, di essersi nuovamente auto sconfessato. La scorsa annata era toccato a Shaqiri, quest’anno a Jovetic, Perisic e persino, a giudicare dalle scelte di Torino, a quell’Eder tanto agognato a gennaio. Tutti uomini che erano stati espressamente richiesti dal tecnico jesino, accontentato in tutto e per tutto dal suo bravissimo ds, e poi puntualmente lasciati scivolare ai margini alle prime avversità. Una gestione non certo da top mister. I numeri, impietosi, fanno il resto: lo scorso 6 gennaio, grazie al blitz di Empoli al rientro dopo la sosta natalizia, l’Inter era prima in classifica…54 giorni dopo si ritrova a meno 13 dalla vetta, con la terza piazza distante 5 punti e i cugini alle calcagna.

Già, cambiando sponda dei Navigli al Milan è bastata una zampata di Antonelli per regolare un buon Torino a San Siro, proseguire la serie utile (5 successi e 4 pareggi nelle ultime nove uscite) e alimentare le speranze di raggiungere la zona Champions. L’incrocio con i granata ha suggellato il momento positivo dei rossoneri, assolutamente compatti attorno al proprio condottiero Sinisa Mihajlovic, che dopo le difficoltà iniziali – e malgrado qualche strafalcione o avallo di mercato – ha trasmesso tutto il suo carattere al gruppo. L’allenatore serbo merita la riconferma a prescindere dall’esito della rincorsa o dalla eventuale Coppa Italia: anche Berlusconi sembra aver capito, imparando dagli errori Seedorf e Inzaghi, che per ricostruire un nuovo ciclo è innanzitutto essenziale trovare un minimo di continuità in panchina, per quanto il Diavolo – da tradizionale grande qual è – abbia l’esigenza di tornare a vincere quanto prima. Tra le note positive di giornata va chiaramente menzionata la Roma, che sabato a Empoli ha infilato la sesta vittoria consecutiva sulle ali di un superbo El Shaarawy, apparentemente ritrovatosi nella Capitale dopo annate a dir poco complicate. Giusto andarci cauti e ragionare sul medio-lungo periodo, prima di esprimere giudizi definitivi sul Faraone, come evidenziato anche da uno Spalletti che, con le dichiarazioni di ieri, ha messo in chiaro le carte in vista della prossima stagione. Pallotta, dopo averlo personalmente scelto bypassando Sabatini, farà di tutto per esaudirne le richieste.

Per quanto riguarda la lotta per non retrocedere, c’era molta attesa per lo spareggio anticipato di Marassi tra Samp e Frosinone. Ebbene, l’hanno spuntata i blucerchiati con un 2-0 sacrosanto che ha allontanato l’incubo B da casa Doria. Sulla superiorità dell’organico genovese non vi erano dubbi, ma il rischio di restare ulteriormente avvolti dalla spirale negativa – materializzatasi con l’avvento di Montella panchina – esisteva.  Perlomeno l’Aeroplanino non ha bucato anche l’appuntamento più importante. Per i ciociari comunque nulla è perduto, semplicemente il distacco dalla quartultima posizione, ora occupata dal Palermo, è risalito a 4 punti. A proposito dei rosanero, dal momento che era necessario muovere la classifica e ripartire dopo il pesantissimo 5-0 dell’Olimpico, il pareggio a reti bianche casalingo con il Bologna (temibilissimo in trasferta) è stato accolto tutto sommato con favore da Beppe Iachini, chiamato però a gestire i nervi tesi di Franco Vazquez. Sei invece le lunghezze che separano dalla salvezza il volenteroso Carpi, incapace di avere ragione davanti al pubblico amico di un’Atalanta in crisi nera e secco di vittorie da ben 12 giornate. Grande chance sprecata dalla matricola di Castori, il cammino verso la permanenza resta assolutamente tortuoso. Discorso che vale a maggior ragione per il Verona, che nella tana dell’Udinese sperava di dare continuità al successo nel derby che aveva tenuto viva la fiammella. Nulla da fare per gli scaligeri, sconfitti alla Dacia Arena con il più classico dei risultati per la serenità di Colantuono, che ha riportato la compagine dei Pozzo a distanza di sicurezza. Due gradini più giù resta il Genoa, agganciato dai cugini a quota 28 dopo il meritato ko del Bentegodi contro il Chievo. Scialba la performance dei rossoblu, Gasperini non vede l’ora di recuperare Pavoletti anche perché lo sloveno Matavz ha confermato ulteriormente di non essere più quello che faceva sfracelli in Olanda, bensì il modesto panchinaro dell’Augsburg.

Jody Colletti 

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