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Lo smartworking ha aumentato la produttività: la nostra reazione al Coronavirus

Il Coronavirus si è abbattuto su tutto il mondo, rivoluzionando ogni aspetto della vita, dall’ambiente domestico a quello pubblico, dal tempo libero al lavoro. In questa situazione a dir poco surreale, ogni individuo ed ogni organizzazione si è dovuta adattare a paradigmi totalmente nuovi.

Anche in Italia, tra i primi paesi ad essere colpiti dal COVID-19, è quindi giocoforza stato applicato il concetto di smart-working, nello stivale ancora sconosciuto a molti, persino a coloro i quali fossero già in grado di attuarlo nelle proprie aziende operanti nel digitale. Ciò ha significato rivoluzionare da capo tutti i processi produttivi, costringendo al ripensamento di tutte le modalità di organizzazione ed esecuzione del lavoro.

Allo stesso tempo, però, le aziende come Nextwin che applicano lo smart-working da prima che divenisse una necessità inevitabile, si sono trovate in una posizione di vantaggio nel saper affrontare questa situazione di emergenza. Tutto il team, di ogni reparto, si è trovato da subito dunque a lavorare secondo una metodologia chiara e ben conosciuta.

Da anni noi di Nextwin, infatti, essendo un’azienda digitale che deve affrontare percorsi di sviluppo notevolmente complessi, sfruttiamo la metodologia Agie lo Scrum, che questa volta è tornata ulteriormente utile proprio per poter procedere lavorando da casa.

Tale “abitudine” ci ha permesso di focalizzarci nel corso del tempo sui risultati, cambiando definitivamente il mindset dell’intero team e realizzando un modo di porsi nei confronti del lavoro senza dubbio innovativo ad ogni livello. Non quindi un lavoro “ad ore” ma un lavoro “per obiettivi”.

Facciamo chiarezza a livello pratico: ognuno all’interno di Nextwin ha il proprio ruolo, con la conseguenza, naturale, che ogni membro del team deve svolgere diverse diversi task. Prima di iniziare la giornata lavorativa effettuiamo una video conference call tramite la quale analizziamo brevemente il lavoro svolto il giorno precedente e coordiniamo quello della giornata che sta per iniziare. Una volta terminata la video conferenza, che non dura mai più di 20 minuti, si inizia a lavorare. Gli obiettivi devono essere chiari raggiungibili misurabili e sfidanti e durante la call vanno sempre ricordati per capire se i task che stiamo svolgendo vanno nella direzione utile al loro perseguimento.

I benefici concreti dello smartworking

Facendo un passo oltre, analizziamo quelli che sono i vantaggi che tale modalità full remote di lavorare ci ha portato. Innanzitutto il primo vantaggio è per tutti quei dipendenti che vengono da fuori Roma: potersi alzare più tardi la mattina e non dover affrontare il viaggio li rende più riposati e dunque più serenamente produttivi.

Ogni dipendente, inoltre, ha la possibilità di organizzare il tempo di lavoro nel modo migliore in base alle sue esigenze e di conseguenza anche le pause con cui poter staccare momentaneamente e riposarsi, purché a fine giornata vengano portati a termine i task.

Anche il tempo per l’organizzazione giornaliera del lavoro, prima necessario per le riunioni in ufficio, viene ottimizzato, perché relegato alla durata delle video conference call, che dunque permette di risparmiare minuti preziosi per effettuare al meglio ogni compito.

Per ogni necessità, infine, utilizziamo dei tool che permettono un’organizzazione ed una comunicazione chiara ed istantanea. Su tutti sentiamo di consigliarvi, per chi fosse interessato a passare alle nuove modalità di lavoro agile: Slack per la comunicazione aziendale e Asana per l’organizzazione e la gestione dei task. Poi c’è Instagant per la prioritizzazione e gestione delle dipendenze e Zoom per le videoconferenze.

La risorsa veramente necessaria per lavorare da remoto è la fiducia

È ovvio, tuttavia, che alla base del lavoro da remoto ci debba necessariamente essere la fiducia tra tutto il team, in particolare tra responsabili e subordinati. Questa è infatti vitale affinché ogni singolo membro del team possa svolgere i propri compiti nella maniera più serena possibile, senza obbligatoriamente dover essere costantemente controllato su quanto sta facendo. Ciò comporterebbe sia un inasprimento per quanto riguarda i rapporti umani, sia una continua perdita di tempo che ovviamente grava sul lavoro stesso.

Comportamenti da evitare dunque assolutamente sono la continua revisione delle attività del dipendente. Le continue richieste di aggiornamenti anche fuori dall’orario di lavoro per non cadere in quella che definiamo “mania del controllo”.

Spesso infatti gli imprenditori tendono ad avere la sensazione, non vedendo fisicamente il dipendente lavorare, che questo non stia lavorando spingendosi quindi a continue richieste di aggiornamenti o chiarimenti che alla fine vanno solamente a rallentare il lavoro del dipendente stesso che finisce per essere frustrato, A lavorare più del dovuto oltre a percepire questa mancanza di fiducia che sicuramente non giova allo spirito di team.

Se vogliamo trarre dei lati positivi dal momento che stiamo affrontando, cosa di cui siamo convinti ce ne sia veramente il bisogno, possiamo dunque affermare che il Coronavirus ha finalmente costretto le organizzazioni a rivedere il proprio modo di pensare ed agire, soprattutto per quanto riguarda piccole e medie imprese. Anche questa è un’opportunità che nasce da questa crisi che non dovrebbe essere sprecata.

Adriano Soldi

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Adriano Soldi

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